C’è castagno e castagno

foto di repertorio -© 2005 Silvia Michela Carrassi

In Europa è coltivato da moltissimo tempo - Senofonte parla del castagno già nel IV secolo a.C. definendolo l’ ’albero del pane’ - , ma le origini di questa pianta della famiglia delle ’Fagacee’ vanno cercate in zone distanti dal nostro Paese: “Il genere ’Castanea’, secondo studi di tipo filogenetico”, spiega Marco Lauteri, dell’Istituto di biologia agro-ambientale e forestale (Ibaf) del Cnr di Porano (Tr), "è originario della Cina e la specie ’Castanea sativa’, quella diffusa anche in Italia, ha il suo centro di origine in Asia Minore”.

In una zona, quindi, ben distinta dal resto dell’areale mediterraneo, sia per la sua posizione di ponte geografico che per la grande eterogeneità climatica. “Nulla di strano”, commenta Lauteri, “una delle caratteristiche emerse a seguito degli studi condotti su questa specie dall’Ibaf-Cnr è, infatti, proprio la sua grande adattabilità ; basti pensare che ’Castanea sativa’ è presente negli areali mediterranei, inclusa la Turchia occidentale, in zone, cioè, contraddistinte da estati siccitose, ma anche sulle coste del Mar Nero, dove il clima è dominato dall’influenza euro-siberiana, con temperature decisamente più fresche e una piovosità piuttosto abbondante e ben distribuita nell’arco dell’anno”.

Sono dunque racchiusi nell’insieme dei suoi caratteri adattivi e nella sua biodiversità il successo e la vasta diffusione territoriale di questa specie. “E’ certamente cos씝, conferma il ricercatore dell’Ibaf-Cnr, “ed è proprio la sua grande capacità di adattamento che ha dato vita a una marcata diversità genetica tra ceppo orientale e ceppo mediterraneo, due linee che si fondono intimamente in una ristretta zona ibrida, la Bitinia, nella quale influenza mediterranea ed euro siberiana si mescolano in un’area di transizione climatica”.

L’interesse suscitato dai caratteri adattativi del castagno ha costituito un importante tema di ricerca nell’ambito del progetto europeo Cascade, finanziato dall’Ue e conclusosi di recente. Lo studio si è occupato, tra l’altro, di aspetti di genetica quantitativa e molecolare alla base dei comportamenti adattativi di ’Castanea sativa’ e ha indagato le caratteristiche di crescita della specie, l’efficienza dell’utilizzo delle risorse idriche, la capacità di approfondimento degli apparati radicali e la resistenza alle gelate tardive. I risultati hanno confermato una differenziazione sia funzionale che strutturale tra le popolazioni adattate alla siccità (xerofile) e quelle adattate invece a climi più miti e umidi (mesofile).

Malgrado le differenze, un elemento accomuna però tutte le varietà genetiche: la loro indiscutibile bontà !

Rita Bugliosi
Fonte Marco Lauteri, Istituto di biologia agro-ambientale e forestale del Cnr , Porano (Tr), tel. 0763/374935, e-mail: m.lauteri@ibaf.cnr.it