l’ultimo disco, "Io non mi sento italiano", uscirà postumo
Giorgio Gaber non era un pollo d'allevamento. Aveva scelto di non esserlo all’inizio. Quando il successo era già arrivato. Quando era già una faccia, quella sua bella faccia con il nasone enorme, da festival di Sanremo o da varietà anni Sessanta. Ma non era quello il successo che Giorgio Gaberscik, in arte Gaber, classe 1939, meneghino doc, voleva davvero. Non voleva pailette e lustrini, insomma, ma il palcoscenico. Era il teatro quello che voleva. Per cantare come un attore. E per recitare come un cantante. Per raccontare l’Italia che vedeva, e attraverso l’Italia per raccontare sè stesso.
È morto a 63 anni, dopo una lunga malattia. Gli inizi, quando aveva vent'anni, al Santa Tecla di Milano, dove si fanno vedere ogni tanto Celentano e Jannacci. c’è anche Mogol, che gli propone un provino per la Ricordi. Ne esce un disco, con quattro canzoni, La più famosa è Ciao, ti dirò, scritta con Luigi Tenco. Siamo a cavallo degli anni Sessanta. Tra poco l’Italia comincerà a bollire, e Gaber cambierà passo. Ma intanto ha successo come cantante melodico (Non arrossire) e come entertainer ironico (La ballata del Cerruti, Torpedo blu). Sono gli anni del festival di Sanremo, quattro edizioni. Sono gli anni della tv e, nel 1969, di Canzonissima. Che per Gaber è la fine di un'epoca e l’inizio di tutta un'altra storia.
continua...
Ultimi Articoli
Torna “OP” l’Osservatore Politico
Milano — Triennale Milano accende FOG dal 24 febbraio al 1 marzo
Valtellina al centro delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026: sport, turismo ed eccellenze in scena a Milano
Moni Ovadia è Achab: al Teatro Carcano arriva il ''Moby Dick'' di Guglielmo Ferro
Milano investe sui giovani: nasce la Mini Maratona della Prevenzione
Mummenschanz: 50 anni di poesia silenziosa in scena al Teatro Menotti di Milano
Milano — I colori dei bambini per la pace a Milano Cortina 2026
Amazon sotto la lente del Garante Privacy — Telecamere, dati e diritti nei magazzini italiani
Ma il vishing è storia vera? Prefisso +34 e chiamate dall’estero — Attenti, la vostra voce può diventare un clone