MEDIO ORIENTE -- Domenica di violenze, ma anche di timide speranze di dialogo, tra israeliani e palestinesi. Israele ha attaccato duramente domenica obiettivi palestinesi in risposta agli attentati di sabato che avevano fatto 16 morti. Almeno 25 missili hanno distrutto completamente domenica mattina il quartier generale dell’Autorità nazionale palestinese a Gaza. Altri attacchi israeliani si sono susseguiti nella giornata.
Dal versante diplomatico arrivano però segnali positivi: la Lega Araba ha detto sì al piano di pace saudita. Il primo ministro israeliano Ariel Sharon ha ribadito di essere pronto ad aprire un negoziato con i palestinesi anche senza la settimana di calma assoluta che finora aveva posto come condizione. Inoltre ha detto che potrebbe presto finire l’assedio alla residenza di Yasser Arafat a Ramallah, in Cisgiordania, dove il leader palestinese vive da mesi sotto un virtuale regime di arresti domiciliari.
In settimana arriva in Medio Oriente l’inviato speciale della Casa Bianca, Anthony Zinni. E il vicepresidente Dick Cheney è partito domenica per un giro di dieci giorni in undici stati mediorientali, nel quale parlerà sì della lotta al terrorismo, ma anche di pace poichè visiterà Arabia Saudita, Israele e l’Egitto, che spinge per il dialogo (ma date e itinerario della visita di Cheney sono, con una decisione senza precedenti, tenuti top secret).
Il sì della Lega Araba
La Lega Araba ha detto sì, al termine di due giorni di riunione al Cairo in Egitto, alla proposta di pace presentata dal principe ereditario saudita Abdullah. Israele otterebbe pace e riconoscimento dagli stati arabi in cambio del ritiro dalle terre occupate con la guerra del 1967, e nascerebbe uno stato palestinese.
Il segretario dell’organizzazione Amr Moussa ha detto che i ministri degli Esteri della Lega hanno deciso di appoggiare la proposta perché viene da un Paese arabo.
Il ministro dell’Autorità palestinese, Farouk Adoumi, ha affermato però che si tratta ancora di una proposta non definita nei dettagli. "Sono speranzoso - ha detto - ma non penso che il governo israeliano la accetterà ".
Sharon reitera: possiamo parlare
Il primo ministro israeliano Ariel Sharon ha ripetuto domenica ai suoi ministri la posizione espressa, a sorpresa, alla fine della settimana: Israele è pronta a parlare con l’Anp anche se non ci saranno sette giorni senza violenze, come finora richiesto.
Sharon ha riconosciuto, ha detto il suo portavoce Ranaan Gissin ,che "sette giorni di calma nelle condizioni attuali sono impossibili" e quindi si è nuovamente detto pronto a negoziare per una messa in pratica del percorso di pace individuato lo scorso anno (prima cooperazione tra le forze di sicurezza sul terreno, poi avvio del processo politico).
Inoltre Sharon ha detto che intende permettere ad Arafat di lasciare Ramallah, per recarsi a fine mese al prossimo vertice arabo a Beirut. Da dicembre, Arafat può muoversi solo all’interno della città ma non può uscirne.
La cronaca delle violenze
Al momento dell’attacco di domenica la sede dell’Anp era vuota, sgomberata probabilmente proprio in vista di un bombardamento, dunque non ci sono stati nè morti nè feriti. Ma il palazzo era stato usato da Arafat, che si trova da settimane confinato a Ramallah, per i più importanti incontri diplomatici degli ultimi anni, e aveva pertanto un alto valore simbolico.
Gli israeliani hanno inoltre lanciato numerosi missili su un checkpoint a Gaza, ferendo 24 palestinesi, fra i quali quattro appartenenti alle forze di sicurezza personali di Arafat.
Sempre a Gaza, domenica mattina, le forze israeliane hanno ucciso un palestinese che aveva aperto il fuoco contro alcuni israeliani nella colonia di Netzarim.
l’esercito israeliano ha anche attaccato un edificio sede dei servizi segreti palestinesi a Rafah, ancora nella striscia di Gaza, e ha compiuto altri raid aerei nella zona.
Il primo atto di rappresaglia israeliana nei confronti dei due attentati di sabato era stato, poche ore dopo l’esplosione in un bar di Gerusalemme, l’attacco aereo del campo profughi di Al Amaari, a Sud di Ramallah: qui era stato ucciso Samer Aweis, anche se con ogni probabilità l’obiettivo era il fratello Abdel Karim, esponente di spicco delle Brigate dei martiri di Al Aqsa.
Gli attentati di sabato
I due attentati di Gerusalemme e Netanya sono stati devastanti. A Gerusalemme un attentatore suicida si è fatto esplodere in un affollato caffè, provocando la morte di 11 persone e il ferimento di oltre 50. A Netanya, alcune ore dopo, due uomini armati hanno aperto il fuoco contro la folla, uccidendo un uomo e una bambina di nove mesi, e ferendo almeno 35 persone, prima di essere a loro volta uccisi.
Nella giornata di sabato c’è stato anche un rastrellamento dell’esercito israeliano in un campo profughi vicino a Tulkarem dove sono stati arrestati quasi 500 palestinesi, tutti gli uomini del campo. Nel campo gli israeliani hanno detto di aver trovato 10 missili Qassam-2, e un laboratorio per la costruzione di esplosivi.
Ultimi Articoli
JEnerational Mentoring presentato a Mi prendo il Mondo – Dialogo tra generazioni a Parma
Treno di cioccolato record a Palazzo Lombardia – Aperto il 39° piano
Strage Crans-Montana – Dimessi due giovani da Niguarda dopo l'incendio
Strapazzami di coccole Topo Gigio il Musical: una fiaba che parla al cuore
Goldoni al Teatro San Babila di Milano con La Locandiera
Ceresio in Giallo chiude con 637 opere: giallo, thriller e noir dall'Italia all'estero
Milano celebra Leonardo — al Castello Sforzesco tre iniziative speciali per le Olimpiadi 2026
Trasporto ferroviario lombardo: 780.000 corse e 205 milioni di passeggeri nel 2025
Piazza Missori accoglie la Tenda Gialla – Tre giorni di volontariato under zero con i Ministri di Scientology