ROMA - Un magistrato ha detto ieri che crede che Marco Pantani non sia morto a causa di un suicidio sebbene soltanto nel corso della giornata odierna giungerà una risposta definitiva dall’autopsia.
"Nessuno sta parlando di un suicidio e non imboccherò nessuna pista fino a quando non avrò in mano il referto dell’autopsia", ha detto a i giornalisti a Rimini Paolo Gengarelli, che sta svolgendo le indagini sulla morte di Pantani.
Il magistrato ha detto che solo l’autopsia, prevista per oggi, potrà dire con chiarezza cosa abbia provocato la morte del ciclista, che ha vinto il Giro d'Italia e il Tour de France nel 1998.
La polizia di Rimini ha escluso la violenza e ha detto che non c'erano sostanze illegali nella camera di Pantani, quando il corpo dell’atleta è stato scoperto sabato notte.
Durante una conferenza stampa gli agenti della polizia hanno detto che quattro diverse tipologie di tranquillanti sono stati trovati vicino al corpo del ciclista e in un angolo della cucina.
Sono state trovate anche 10 scatole di sedativi da assumere dietro prescrizione medica, alcune delle quali vuote e altre già cominciate. Alcuni giornali hanno parlato anche del ritrovamento di sostanze anti-depressive.
Una persona dello staff dell’albergo in cui Pantani era ospitato a Rimini, poco lontano da Cesenatico, lo ha trovato riverso sul pavimento. Indossava solo un paio di jeans e aveva il torso nudo.
Il pm Paolo Gengarelli ha anche detto che Pantani ha scritto "alcuni pensieri" su fogli con l’intestazione del residence, ma non erano messaggi di addio.
Il corridore, secondo la prima ricostruzione degli investigatori, si era rinchiuso nel residence da cinque giorni, lasciando la camera soltanto per la colazione.
Pantani, chiamato "il Pirata" per la caratteristica bandana che portava attorno al capo, aveva vinto la doppietta Giro d'Italia e Tour de France nel 1998, risvegliando a livello nazionale la passione per il ciclismo, ma la sua carriera era stata poi macchiata dalle accuse di doping.
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