La seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato oggi l’assoluzione formulata in appello per i tre imputati della cosiddetta strage di Piazza Fontana a Milano del 1969, in cui morirono 17 persone e ne rimasero ferite 88. I tre erano stati condannati in primo grado all’ergastolo.
Resta così ancora senza colpevoli l’attentato alla Banca nazionale dell’Agricoltura del capoluogo lombardo del 12 dicembre 1969, che aprì una stagione di grave instabilità politica e sociale in Italia.
La Cassazione ha condannato inoltre i familiari delle vittime a pagare le spese processuali.
Nei giorni scorsi, il procuratore generale della Cassazione Enrico Delehaye aveva chiesto il respingimento del ricorso della procura milanese e delle parti civili contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano, che aveva assolto per non aver commesso il fatto Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, il 12 marzo 2004.
In primo grado i tre ex-militanti neofascisti erano stati condannati all’ergastolo perché ritenuti autori dell’attentato.
Con la conferma dell’assoluzione di Zorzi, Maggi e Rognoni, la strage di piazza Fontana non ha ancora un colpevole.
In un primo momento, l’inchiesta si era concentrata sugli anarchici, uno dei quali, Giuseppe Pinelli, morì precipitando in circostanze ancora non chiarite da una finestra della Questura di Milano.
l’ultimo processo milanese era nato dalle indagini riaperte nel 1990 dalla procura di Milano che, sulla base delle accuse di alcuni pentiti -- tra cui Carlo Digilio -- aveva ottenuto il rinvio a giudizio di Zorzi, ex capo della cellula veneta di Ordine Nuovo, come autore materiale della strage, e degli altri tre.
Nel 1987, la Corte di Cassazione aveva reso definitiva l’assoluzione per insufficienza di prove dell’anarchico Mario Valpreda e degli estremisti di destra Franco Freda e Giovanni Ventura, accusati in diversi processi -- in primo grado a Catanzaro e in secondo a Bari -- di essere stati gli autori materiali dell’attentato.
La strage di piazza Fontana ha aperto un capitolo di sangue nella storia italiana del dopoguerra fatto di bombe esplose in luoghi pubblici, la più sanguinosa della quali è stata quella alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980 che ha ucciso 85 persone.
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