La fenomenologia del gusto nel bevitore “ricco“ ed inesperto ha un percorso preferenziale,quasi obbligatorio.Potendo accedere al meglio,il “facoltoso“ degustatore dilettante crede...in maniera del tutto innocente e rapito dalle sirene del pragmatismo...di poter fare a meno di passaggi intermedi,di parabole esperienziali,e punta all’eccellenza mondiale al seguito delle recensioni che pullulano in libri e riviste di settore.Compra le bottiglie che contano secondo la critica enologica che conta e spesso la discriminante è il maggior prezzo.Con ciò costruisce un sedicente “proprio“ gusto che è semplicemente mutuato da altri,per quanto autorevoli,palati.
Il problema è che un gusto “costruito“ e non diretta emanazione del proprio spirito,della propria sensibilità e personalità,della propria cultura,della propria storia,tende alla celebrazione di se stesso,alimentato da una sorta di corto circuito mentale,e non ad espandersi fino ad ambire all’infinito delle possibilità.
Pochi cambiamenti e ricerca su crinali quasi esoterici inducono ad una cristallizzazione dei sensi e delle idee.
E si consuma fatalmente l’ossimoro:chi potrebbe provare tutto e con piena soddisfazione incarnare l’universalità,diventa ricettacolo di provincialismo.Inteso come chiusura,limitatezza,rigidità.
Solo una “vera“ cultura vinicola può salvare da questo pericolo.Una cultura fatta di conoscenze tecniche,di analisi storiche,di nuovi saperi e di antiche scienze.
Ma è raro trovare l’umiltà che sottende alla “vera“ cultura vinicola e che fa percorrere tutti i sentieri con il “saio“ della curiosità e “l’incanto“ della perpetua scoperta.
Il produttore...ma dovrei dire l’uomo o meglio l’anima...che sintetizza meglio tutto questo è Josko Gravner.Da Lui una lezione di vita.Dopo aver percorso strade sempre meno battute,ha puntato al cuore del fenomeno vino fino alle sorgenti magmatiche dei primordi,regalandoci vini di un fascino scaturente da millenari arcani.
E’ singolare come coloro che apprezzano la “merde de poule“,la “cat pee“ o il “goudron“ tanto cari ai francesi ,mostrino quasi irritazione o smarrimento verso forme di naturale ossidazione ingenerata dalla stessa materia che Iddio usò nella Genesi per plasmarci.
Il richiamo forte alle radici è il volano principe dei vini di Gravner.
In campo vinicolo sopravvivono troppi miti.I “ricchi“...e lo dico non senza ironia...sono particolarmente sensibili ai miti.Sempre disposti a cavalcarli per viverne di luce riflessa.Sempre pronti a prodigarsi per alimentarne la sopravvivenza come ultima spiaggia di distinzione.
Dove c’è un mito c’è “allarme rosso“.
La razionalità è minacciata;atteggiamenti religiosi e fideistici incombono.
Con un mondo vastissimo e per certi versi sterminato da esplorare c’è ancora chi passa la porzione ludica della propria vita ad aspettare di accedere a chissà quali esperienze sensoriali,vere o presunte,raccontate dai soliti “tromboni“ del giornalismo enoico,in maniera pressochè identica da decenni.
La Francia...in questo...docet!
A vendere...a volte...eccelsa qualità.A spargere....spesso...fumo.A ingenerare...sempre....sogni.
Ma sarebbe sufficiente guardarsi attorno per divertirsi.
A cominciare dall’esplorazione dell’Italia vinicola tutta.E poi la Spagna,il Cile,l’Argentina....
Basterebbe considerare che l’intera produzione dell’America Latina deriva da viti a “piede franco“ dell’età media di 50 anni per scatenare nell’appassionato giustificati appetiti e non della solita minestra borgognona-bordolese.
Per non parlare dell’attrattiva irresistibile esercitata dal Priorat e dalle incredibili rese di certe sue vigne,meno di 1/4 del più blasonato “climat“ del mondo:Romanèe Conti.Certi numeri fanno presagire vini dalla ricchezza in estratti e dalla complessità quintessenziali.
Studio,passione,concentrazione sono fondamentali per coltivare l’individualità nel gusto.
Assenza di pregiudizi,costante desiderio di mettersi in gioco sono condizioni necessarie per evolversi.
E forse un giorno a chi pratica queste cose capiterà di inciampare nella vera sapienza,di capire che non ci si ferma a nessuna stazione,che non c’è nessun primato,e,al pari dei grandi del passato e del pensiero applicato al vino....i vari Soldati,Veronelli....,di scoprire che il vero “gusto“ è quello che apprezza tutto e che da ogni nettare sa trarre scampoli di autentico godimento.Paradisi sensoriali negati a coloro che amano specchiarsi nel lago sicuro e silente del conformismo enologico...e riservati a chi è capace di saltare l’ostacolo del “sè“ e di farsi trovare,al momento giusto,pronto all’ascolto.
E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago,che un ricco entri nel regno dei cieli....
ROSARIO TISO
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