Bisogna conoscere tutto il significato,la potenza,le possibilità delle parole per decidere della loro importanza.
Certo è frustrante descrivere i propri tesori interiori e constatare che lo strumento verbale non rende giustizia alla loro preziosità. E c’è lo scoglio dell’incomunicabilità che ci rende inadeguati a capire e vestire i panni degli altri.
Ma l’unico mezzo che abbiamo per impedire la stagnazione di idee e sensazioni è attingerle dal fondo pozzo dell’anima e portarle in superficie.
E la parola resta lo strumento principe d’espressione.
Potrà sembrare un esercizio inutile,parossistico,sisifico o addirittura dannoso. Ma non è così:si potrà assistere al miracolo del ricambio della linfa vivificatrice che risale da oscure ed arcane profondità a ricolmare il pozzo,a rimpinguare il tesoro. Questo ci rende affluenti del fiume della vita e non una separata palude sempre più asfittica e maleodorante.
A cosa serve allestire un imponente costruzione intellettuale se la si rende inaccessibile al prossimo e la si popola solo dei propri spettri?
La vita è continua espansione. La morte costante rattrappimento.
La vita è apertura. La morte chiusura.
La vita può essere silenzio e raccoglimento solo se silenzio e raccoglimento vi fanno ritorno.
Sono in tanti quelli che ritengono inutile raccontarsi al di là dello stretto necessario... che corrisponde spesso all’esigua dimensione di una frase formulata in “chat“ o al telefonino.
è come se un “valore“... quello delle parole e,per estensione,quello della vita che di parole è intessuta e si nutre... non valesse più.
Le parole invece vanno sempre pronunciate,perché non debbono servire necessariamente a svelare qualche importante segreto per essere importanti o narrare chissà quali avventure per meritare attenzione,ma divengono mezzi per raggiungere la lontananza... il regno dove si gioca a riformulare di continuo la propria esistenza.
La vita propone sovente snodi esistenziali che ci sfuggono nella grossolanità del passo quotidiano volto soprattutto alla sopravvivenza. Troppo spesso crediamo erroneamente di non avere alternative anche per una sorta di fretta indotta dalla paura o svogliatezza suggerita dalla stanchezza. Qualora fosse così non è indifferente il modo di uscirne:occorre difendere dignità e prospettiva.
Da qui discende l’importanza capitale di un incessante fraseggio interiore(niente di più lontano dall’essere una pratica pesante e noiosa!)e di una costante apertura verbale verso il prossimo perché le nostre istanze possano beneficiare del respiro più ampio dell’alterità e provare a sintetizzare nuovi equilibri.
Potrebbe sembrare un arzigogolare inutile. Molto meglio però del non riuscire ad esprimersi e del covare un’eventuale,sorda agonia interiore.
L’amicizia,a tal proposito, è stata svuotata di ogni significato. Resa un vuoto contenitore,un nome in più in agenda,un estetico corollario da esibire... non funge da crogiuolo dove gettare le rispettive inquietudini,o inaspettate gioie,o balenanti illuminazioni. E soprattutto non concorre più alla ricerca comune del senso individuale e collettivo di ogni cosa,che non è una roba per anacoreti o esoteristi ma riguarda ogni uomo.
Chi vi si cimenta lo fa sempre più individualmente.
Ma i più non lo fanno. E’ ormai un fatto culturale.
Vedo la gente sostare costantemente nelle dimensioni dell’evasione e del divertimento. In queste “categorie“ dello spirito si ritiene debbano giocarsi gli ultimi scampoli possibili di felicità. La leggerezza è confusa col disimpegno;la libertà con l’assenza di legami. L’antico sogno,cullato da intere generazioni,di una superiore consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda,si è progressivamente barattato con uno stolido edonismo,che rincorre i nostri vuoti ma non ha nessuna intenzione “programmatica“ di risolverli.
Occorre più che mai “parlarne“.
Ed in un certo senso il cerchio si chiude:si impone il primato del “verbo“.
ROSARIO TISO
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